Ho amato molto questo film. Il tema, sulla carta, è morboso: cloni di esseri umani, allevati esclusivamente per utilizzarne gli organi.La storia è delicata, struggente. Due "cloni" si innamorano e si convincono che questo amore darà loro il diritto di vivere più a lungo...
Alcuni momenti particolarmente tristi, bellissimi:l'entusiasmo con cui i i ragazzini della scuola (in cui i cloni vengono cresciuti con l'illusione di essere dei privilegiati) aspettano il "baratto", dove lo spettatore costernato vede poi che, in cambio di pochi soldi, riceveranno bambole rotte..vecchie cassette musicali...i rimasugli della vita altrui - giocattoli preziosi, per loro che non hanno nulla di proprio, neppure appunto la loro vita.
La scena in cui Kathy, l'unica consapevole, rimprovera gli altri perché imitano il linguaggio televisivo anche nei rapporti tra di loro , fin nelle frasi che usano (it's so untrue ripete sussiegosa una ragazza, che ha sentito quest'espressione in una sit-com). Agghiacciante e vero.
Ci sono molti altri momenti commoventi, dove i sentimenti umani - amore, gelosia, dispetto...sono come amplificati dalla precarietà della vita di questi "esseri".
Un bel film, tratto da una storia, non per niente, di Kazuo Ishiguro (l'autore di The Remains of the Day, cioè Quel che resta del giorno).
Per me, una storia indimenticabile.
Qualcuno ha criticato la traduzione del titolo, da Never Let me go a Non lasciarmi; io non sono d'accordo. In inglese "let me go" è meno enfatico di "leave me", per cui serve quel "never" per dare più forza all'implorazione; "non lasciarmi", in italiano, secondo me è perfetto.

