sabato 21 novembre 2009

GLI INTRADUCIBILI: SAMAR



L'intraducibile di oggi lo è davvero, nel senso che è una parola da una cultura e da una lingua per noi (per me) molto lontane: l'arabo. Ho trovato questa espressione nel bellissimo libro L'harem e l'Occidente di Fatema Mernissi, edito da Giunti (la mia edizione è del 2000) . Samar, ci spiega l'autrice, è "il gioco del linguaggio nel cuore della notte"; è (anche) una sorta di seduzione atraverso la cultura e le parole: Fatema M. me parla, in particolare, con riferimento alla mitica Shahrazad, molto lontana dal prototipo di donna "dell'harem" tramandato da noi occidentali: lei seduce, infatti, soltanto con le sue parole, con i suoi racconti, insomma...con la testa. Ma questo sarà un altro post lol.

Torniamo a samar, che ha un significato più esteso. Lo lascio spiegare all'autrice del libro:


"Samar è una delle molte parole arabe cariche di sensualità: significa semplicemente parlare nella notte. Parlare dolcemente nella notte può aprire la via a sensazioni incredibili per entrambi i partners. Il samar raggiunge la perfezione nelle notti di luna: 'l'ombra della luna' (dhill-al-qamar) è un altro significato di samar. Nell'ombra della luna, gli amanti si dissolvono nela loro origine cosmica e diventano parte delo splendore celeste. Nell'ombra della luna, il dialogo tra uomo e donna, difficile come può sembrare in pieno giorno, diventa possibile. La fiducia tra i sessi ha più di una chance di fiorire quando l'ordine diurno, teso al conflitto, si attenua. Questa è la speranza che i seguaci del samar sembrano coltivare".

FATEMA MERNISSI


Due parole sull'immagine che ho scelto. Le solite "Arabian Nights", oltre ad essere banali e stra-viste, facevano smaccatamente riferimento al sesso, come se fosse quello l'unico "dialogo nella notte" possibile tra uomo e donna.

La figura rappresenta il samar come me lo immagino io, dopo aver letto l'avvincente spiegazione di Fatema M.:

Uomo e donna fanno un viaggio insieme. Per strada litigano quasi sempre; battibeccano per futili motivi, oppure sono arrivati quasi ad odiarsi, per gravi motivi. Poi scende la notte; si fermano. Uno dice qualcosa all'altro (su un libro letto? sul paesaggio? su una frase bella che ha sentito pronunciare?); l'altro gli risponde. Si guardano. Improvvisamente, si capiscono.

domenica 15 novembre 2009

LA SCUOLA IN POLONIA E L'AMORE PER LA LETTURA





Voltaire, quando non voleva nominare direttamente la Francia, parlava della Polonia. Anche un direttore che conosco, quando vuole muovere una critica alle scuole "rivali", adotta questo espediente, che trovo elegante e simpatico.

Ecco allora oggi, Gentle Readers 'n Bloggers, vi dirò che laggiù, in Polonia appunto, per inculcare ai giovani l'amore per la lettura...voi mi chiederete, cosa si fa? forse l'insegnante carismatico legge ad alta voce dei brani dai suoi libri preferiti? forse li racconta agli studenti, cercando di trasmettere loro la passione con cui lui/lei li ha letti, mettendoci del suo, raccontando, emozionandosi per far capire che leggere può essere "uno sballo"? Oppure chiede loro di portare in classe un libro che hanno amato?

No, no, no, naive readers!!!

Laggiù, dico in Polonia, si danno i libri da leggere agli studenti entro una settimana, e poi se ne chiede la famigerata "relazione"...naturalmente si tratta di libri politicamente corretti, ad es, sull'uguaglianza tra bianchi e neri (con stupore dei ragazzini che, avendo amici di tutti i colori, la davano per scontata), oppure libri di sessant'anni fa (ma già noiosi allora)...o ancora - il cielo ce ne scampi - libri scritti "per ragazzi", orrore!, scritti a tavolino dico, dove l'autore fa compiaciuto sfoggio della sua cultura e del suo, del tutto immaginario, saper rivolgersi a loro...

Un collega che non c'è più, un grande insegnante, amava ripetere: "I verbi leggere e amare non vogliono l'imperativo". E'una citazione da Comme un roman di Daniel Pennac, ma lui amava farla passare per sua; c'ero caduta anch'io, è stata un'amica un po' invidiosa a rendermi edotta di questo piccolo "plagio" verbale. Ora mi piace ricordarlo anche con questa sua innocente vanità intellettuale, perché mi sembra così di farlo rivivere; e perché lui, quel detto, lo aveva fatto profondamente suo.

Nel senso che rispettava i ragazzi; proponeva, e non imponeva, titoli di libri; magari leggendo in classe qualche brano, narrandone l'inizio in modo da invogliare a conoscere il seguito...

Perchè leggere non dev'essere una tortura, ma un divertimento. E da giovani, si impara ad amare la lettura (come pure le altre cose), solo se se ne trae piacere ed intrattenimento.

Anche il vizio della lettura, come gli altri vizi, una volta preso non si perde facilmente. E' che è più difficile da trasmettere. Ne vale la pena però.

Gentle Readers 'n Bloggers! Mi accorgo che alla fine del post ho pontificato lol... Se non siete d'accordo, ditelo! apriamo pure un dibattito su come la scuola affronta la lettura; naturalmente in Polonia lol.

sabato 14 novembre 2009

EMOZIONI VERE A TEATRO

All'ultimo minuto, sono riuscita a vedere lo spettacolo "2984" al teatro dela Tosse, a Genova, con Marina Remi nella parte di Giulia.

Amo Orwell che volli anche ad introduzione di questo mio blog, ed ero un po' prevenuta nei confronti della rappresentazione teatrale di un libro così intenso e linguisticamente complesso (trovai infatti, a suo tempo, piuttosto brutto il film). In effetti ci andavo soprattutto per vedere recitare Marina Remi, che seguo da anni e considero un po' un'amica, anche se non la conosco (ancora lol) personalmente.
Ma fin dall'inizio, sono stata avvolta da un'atmosfera autenticamente orwelliana ed ho provato emozioni vere: l'ansia della separazione "forzata" dal mio compagno (gli uomini da una parte, le donne dall'altra ripeteva meccanicamente una voce femminile dal monitor); l'indignazione interiore per i "due minuti d'odio" contro Goldstein (l'unico che cerca di mettere sull'avviso contro Big Brother); un certo senso di umiliazione nel dover indossare la tuta sopra i vestiti, l'affascinato orrore nel contemplare gli schermi che ripetevano sempre la stessa cosa...Lo spirito del libro è stato colto a meraviglia; le citazioni sono quelle giuste; il "FIL" (indice di felicità che, secondo la T.V. di Big Brother, sarebbe in costante aumento) un adattamento geniale. E quando sullo schermo compariva la scritta: "ALZATEVI!" ci alzavamo davvero tutti (quasi tutti), dapprima forse per "stare al gioco" del teatro interattivo, ma poi...storditi dalle ripetizioni ossessive del teleschermo...per un inquietante riflesso. Marina Remi una Giulia vera, sensuale "ma" elegante, lieve ma decisa, ironica ma appassionata.

Sia il romanzo, che questa sua geniale trasposizione, mi hanno sempre lasciata con una sensazione curiosa: è amaro, sì. Finisce male, certo: i due amanti si tradiscono e finiscono per negare il loro amore. Finisce, anzi, malissimo: nell'ultima frase del libro, Winston dichiara di amare ormai davvero il Grande Fratello. Eppure...sarò idealista e sentimentale. Quello che mi resta nel cuore, dopo aver letto e visto, è la storia d'amore tra Giulia e Winston; è la ribellione interiore di Winston, la libertà del suo intelletto. Penso che Orwell avesse scritto quel finale, ma non lo amasse.

Quanto a quelli, esseri umani come noi, che hanno pensato bene di prendere il nome "Big Brother" per farne il titolo di un ignobile format...ecco, di solito non sono violenta, ma un saltino nella stanza 101 (dove la tortura consiste in ciò che è peggio per ciascuno di noi) forse glielo farei fare. Perché loro sono tra quelli che, un giorno, potrebbero fare avverare le profezie paurose di Orwell. A cominciare dal digitale terrestre obbligatorio per tutti lol.

Ovazioni, riconoscenza e amore, invece, per il Teatro della Tosse e i suoi attori: con il loro lavoro e la loro arte allontanano quel giorno.

sabato 7 novembre 2009

GLI INTRADUCIBILI (?) E UN FILM







(Above: Colin Firth in three of his utmost facial expressions).



L'espressione "intraducibile" che voglio proporvi è tongue in cheek, cioè letteralmente, "lingua appoggiata all'interno della guancia". Provate a farlo e guardatevi allo specchio: avrete assunto un'espressione un po' cinica, di chi fa le cose " a tavolino", ma non ci crede troppo. Ad esempio, si può scrivere un romanzo "tongue in cheek": anche se, mi dicono, i veri best-seller sono scritti credendoci.

Il film, come avrete intuito lol, è Genova di Michael Winterbottom. Acclamato in Inghilterra, lo attendevo qui con impazienza. E' stata una delusione, non tanto per le immagini stereotipate di Genova (che mi aspettavo), quanto per i cliché anche nei personaggi: la studentessa italiana (anzi, meridionale) procace e intraprendente, il fidanzato italiano inaffidabile, gli operai italiani che corteggiano e quasi insidiano le ragazze...negli anni cinquanta forse, ora lo sanno tutti che sono troppo depressi...Conoscendo un po' la mentalità e i preconcetti di certo mondo anglosassone sulle madri italiane, ci metterei anche l'affascinante ed ambigua figura della mamma-fantasma (italiana anche lei): così possessiva nel suo amore per la figlia piccola, che quasi quasi è tentata di portarsela nell'aldilà.

Colin Firth più inespressivo del previsto, nella parte del vedovo triste, del padre amorevole e ansioso, dell'uomo corteggiato e incuriosito, del professore appassionato dal suo lavoro, dell'amico: sempre uguale lol.
Mi è piaciuta di più Willa Holland nella parte della figlia grande, che reagisce al dolore cercando di stordirsi; ma anche di ritrovare la sua parte bambina, nel ripetere quel gesto di coprirsi gli occhi con le mani, seduta dietro in moto, per indovinare le auto che passano.
Finale brusco, sconcertante, con le bambine che iniziano la scuola in Italia: forse ad indicare un ritorno alla normalità, ma non mi è sembrato affatto chiaro.

Tornando a tongue in cheek, la mia impressione è che il film sia stato fatto così: magari era da tempo che Winterbottom voleva girare un film su Genova, ma lo ha realizzato più per mostrarne gli aspetti secondo lui significativi (quindi con la testa), che con il cuore.

Però mentre ne scrivo...sapete che vi dico gentle readers...il film non è poi così brutto, e alla fine si fa ricordare.

Se non siete di Genova e volete venirci sappiate che la cosa più vera del film, comunque, è il traffico infernale e diabolico di Piazza Cavour.

mercoledì 4 novembre 2009

NON CERCATE DI PRENDERE I POETI...*






Poetessa: questa parola non mi piace. Trovo che "poeta", come "ministro" e "avvocato" (anzi, a maggior ragione) dovrebbe essere un titolo onorifico, indipendentemente dal sesso della persona.

Il libro mostrato, da cui è tratta anche la citazione del titolo, è "Aforismi e magie", di Alda Merini, edito da BUR; l'illustrazione è di Alberto Casiraghi, che fece questo libro volutamente "leggero" insieme a lei. Leggendolo si capisce come devono essersi divertiti; con il sorriso vero di chi ha sofferto, e conosce il potere dell'ironia per lenire le sofferenze umane.

La citazione del titolo continua:
*...perché vi scapperanno tra le dita. (ALDA MERINI)

Vale per tutti, anche per Sorella Morte, che in fondo non è riuscita a prenderla del tutto. Chi non ci crede, legga le sue poesie.

mercoledì 28 ottobre 2009

ENTUSIASMO PER LA SCIENZA





Stanchezza, malumore, irritabilità e uno scarsissimo senso di tolleranza verso il prossimo. Una giornata così. Mi trascino nell'atrio del Palazzo della Regione, a Genova, e mi munisco, più o meno pazientemente, di cartellino per prendere i biglietti per il Festival della Scienza, per famiglia ed alunni..chiedo un'informazione a una signora più matura degli altri, probabilmente una responsabile, che indossa la (bellissima lol) maglietta del festival. E' qui che cambia tutto. Il suo entusiasmo, il sorriso radioso, la dovizia di particolari con cui mi risonde mi ricordano perché sono lì: perché fin dal primo festival della Scienza rimasi colpita dal modo in cui ragazzi giovani rispondevano, con grande pazienza ma anche con amore per la loro materia, alle inesauribili ed inesorabili domande di un bambino di cinque anni sul firmamento; era come se loro avessero il suo stesso entusiasmo, con in più le conoscenze, e non finissero di stupirsene, e di volerle condividere, queste conoscenze. Davvero bello.

E sempre sul festival...detesto la parola "femminismo" e tutto ciò che si avvicina all'etichetta e alla generalizzazione. Però, questa volta, lasciatemelo dire: che bello vedere ragazze giovani, belle e sexy come, del resto, quasi tutti i giovani oggi, vestite con la maglietta del festival ma con dieci strati di maglie sotto (per via del freddo) e intente, non già ad ammiccare, ma a convincere dei giovani recalcitranti che il ciclo dell'acqua è una cosa affascinante...

Io non mi intendo di scienza. Fui anche, a suo tempo, ignominiosamente rimandata in fisica. Ma al festival vado sempre, con o senza la scusa di accompagnare qualcuno ai vari laboratori, sentendomi come credo possa sentirsi una persona che, pur non avendo finito le elementari, legge avidamente tutta la letteratura che trova...ci vado per imparare; ci vado perché l'amore per il sapere e la luce dell'intelletto sono cose belle; ci vado perché l'entusiasmo è contagioso.
La foto è tratta da http://multimedia.blogosfere.it/, sito che dà anche informazioni sugli eventi legati al festival.

sabato 17 ottobre 2009

MAURIZIO CROZZA AL GENOVESE



La foto l'ho presa da forumambientalista.wordpress.com.

Di Crozza mi piacciono l'umorismo (quasi) mai greve; l'ironia, anche nel parlare delle cose più quotidiane; la voce calda e pacata.

I suoi sketch e le battute che preferisco:

- il losco individuo che vende, a mariti e mogli infedeli, finte prove di congressi all'estero (la migliore: l'opuscolo sul "convegno sulla vite filettata" che si svolge a Parigi di venerdì, sabato e domenica);

- "Friedman l'economista" che, per dimostrare che molti prodotti non sono affatto aumentati di prezzo con l'inflazione, cita come esempio lo champagne per gatti ("non è aumentato di un solo euro", con forte accento inglese);

-Veltroni che, per essere obiettivo e non dogmatico, finisce per perdere incisività: "A questo noi siamo contrari, ma anche favorevoli; e terremo una linea dura, ma anche morbida...";

- l'imitazione di papa Ratzinger e della sua gelosia per Wojtyla ("frateli e soreli...perché suo accento faceva sorridere e il mio arrabbiare?"); la sua vanità nel provare gli "abiti" nuovi...Crozza ha dovuto sospenderla (e anche a teatro, mentre la eseguiva su richiesta, sembrava francamente impacciato); ma a me non è mai sembrata blasfema, anzi, come tutte le imitazioni riuscite, mi pareva che ne trapelasse una certa simpatia e indulgenza per la "vittima".

- l'imitazione di Renzo Piano che "fa i capricci" e vuole trasferire il porto di Genova Voltri a Bolzaneto, sulle alture.


Nello spettacolo di venerdì Crozza ha spaziato dai fratelli Grimm, alla politica, alla scuola, ai suoi ricordi d'infanzia e da ragazzo. Non un attimo di noia. Ho apprezzato meno le battute su Mr B e le "escort" sia perché un po' facili, sia perché è una faccenda che secondo me suscita più che altro tristezza; e la rappresentazione di Brunetta da inginocchiato, per deriderne la statura bassa: a me, l'umorismo basato sul fisico, semplicemente non fa ridere. E poi, mi sembra che il ministro ne abbia, di difetti per attaccarlo in modo più sottile, senza ricorrere a quello (per lo stesso motivo mi dà fastidio sentire, o leggere, "il nano". Sarà che anch'io sono bassina lol).

Invece ho apprezzato molto, in ordine sparso:

- il presidente Napolitano, "costretto" a firmare un progetto per trasformare in garage il tribunale di Milano; gli scappa da arrabbiarsi,ma è costretto dai due corazzieri a controllarsi, per via della sua alta carica, e a firmare "tentennante" come farà poi scrivere sui giornali.

- Ancora Veltroni che dice: "Noi ma anche tu ma anche voi"; la legge del moto veltroniano enunciata dallo scienziato Zichichi ("il moto di un corpo nello spazio è direttamente proporzionale alla c.....a detta da Veltroni..."); non mi ricordo il resto ma fa ridere lol;

- i fratelli Grimm che si apostrofano l'un l'altro chiamandosi "Ehi, fratelli Grimm!";

- una canzone di Luigi Tenco, che non conoscevo, sul ruolo sociale dell'artista (questa era seria, e molto bella);

- la scuola: i vandali, quando vanno a scuola, restaurano; i nostri bambini devono portarsi la carta igienica ed anche il Bancomat, perché ormai c'è la lista delle cose da comprare;

- ancora "Friedman" che, prendendo esempio dal governo, dato che ha troppe spese taglia su quelle futili e inutili, quindi non sulle meretrici, ma sull'educazione dei figli;

- la differenza tra un figlio e un parlamentare: uno non fa un c....o tutto il giorno e ogni tanto si droga; l'altro è sangue del tuo sangue.

Poi ci sono gli sketch sull'architettura, molto divertenti, dove si sente che parte dei testi di Crozza viene scritta da Vittorio Grattarola, noto, ed evidentemente spiritoso, architetto genovese:

- L'architetto "Fuffas" (invece di Fuchsas) che disegna un esagono insistendo che è un pentagono e e teorizza la costruzione di una casa senza fondamenta - "immaginate una finestrella sospesa nel nulla...sì certo crollerebbe subito, ma quale gioia estetica per il passante!" - Ma a chi ha comprato la casa cosa resta? "Il mutuo!"

_ Il geometra che, con pronunciata cadenza genovese, tenta invano di dissuadere Frank Lloyd Wright dal realizzare una casa proprio su una cascata.


Pubblico genovese "ma" caldo, numeroso e partecipe.

Per me, una serata bella e diversa; a teatro in mezzo a gente che era lì non per mostrarsi, ma per divertirsi senza smettere di pensare.