Di solito si sottolinea come la nostra epoca, in cui le immagini prevalgono sullo scritto, ci abbia in qualche modo immunizzati dall'immagine del dolore. A forza di vedere le foto delle atrocità della guerra ci si fa quasi l'abitudine...
Per Haiti non è stato così, almeno per me. Le foto di quei bambini, bellissimi (si può dire che alcuni popoli, in media, sono particolarmente belli?), con il viso devastato dalle ferite e dal terrore, mi hanno colpita come, forse, la mera notizia del terremoto non sarebbe riuscita a fare.
In un momento così tragico la reazione più giusta mi sembra quella di chi, come Alberto Cane, cerca di fare qualcosa di pratico. Alberto, nel suo post, propone una serie di iniziative concrete per aiutare quelle persone. Indirizzi utili in tal senso si trovano anche nel blog del Guardiano del Faro.
In questo momento, per chi non prega, agire concretamente con un aiuto anche economico mi sembra, anche, un modo di reagire al senso di amarezza che rischia di sopraffarci.
Quei pomodori erano davvero deliziosi
3 giorni fa