

Ho iniziato a lavorare, debbo dirlo, prima dell'avvento delle mail. Quando ero studentessa e, poi, giovane insegnante c'era un'espressione che si usava: Prendiamo un caffè insieme?.
Questa frase significava:
- non abbiamo tempo per diventare amici, ma mi sei simpatico/a; passiamo insieme un momento (quello breve, ma libero da impegni, del "caffè");
- parliamo più a fondo di questo argomento, fuori dall'ambiente formale di università/uffici/scuola.
Nella sua variante Posso offrirti un caffè? poteva assumere una sfumatura di corteggiamento, laddove la brevità del momento della tazzina poteva indicare sia timidezza ("Non oso invitarti a cena, perché non sono abbastanza sicuro di piacerti") sia un'odiosa tendenza all'avarizia (il caffè costa meno perfino della pizza).
Oggi questo rito del caffè estemporaneo (non per svegliarsi o per digerire dopo pranzo) mi sembra caduto in disuso. E' stato sostituito da una frase che io, personalmente, detesto: Ti mando una mail. Quando una persona mi dice così, magari in risposta ad una mia richiesta, ecco ciò che intendo:
Sei troppo noiosa, preferisco scriverti che parlarti, anche perché così non mi interrompi.
oppure:
Non te lo dirò mai. Aspetta, aspetta la mia mail; che tanto poi diamo la colpa a Fastweb (questa, lo confesso, l'ho usata anch'io).
O ancora:
Non ho tempo per parlarti, né tantomeno per concentrarmi su di te e sul tuo problema. A dire il vero da quando ho internet, io non riesco più a concentrarmi, se non sono davanti a un computer. Perciò dovrai aspettare che io sia "connesso/a" e cercherò di risponderti.
La mia risposta preferita resta sempre:
Quei documenti? te li stampo e te li porto, poi ci diamo un'occhiata insieme e, magari, ci prendiamo un bel caffè.
Lo so, non sempre è pratico fare così. Ma la tazzina di caffè, con il mondo civile e gentle che rappresenta, resta la mia opzione preferita.