
L'immagine è tratta da L'orda di Gianantonio Stella, sottotitolo quando gli albanesi eravamo noi, edito dalla BUR. La didascalia della vignetta, pubblicata dal giornale australiano "Italo-Australian", dice: ITALIAN GENTLEMAN.
Sull'argomento ho visto recentemente un film, "L'ospite inatteso", in inglese The Uninvited. Forse lo conoscete: il professore americano, grazie all'inatteso contatto con degli immigrati "buoni" ed alla loro musica, ritrova se stesso. Il film era bello e ben recitato, ma un po' buonista e al tempo stesso ambiguo per i miei gusti. Ad esempio, sarà vero che nei centri di detenzione ci sono solo impiegati neri, o sarà un messaggio del regista per comunicarci che in America, però, anche i neri possono essere integrati? Cioè, voglio dire, tra quei freddi burocrati non c'è nemmeno un bianco, se ci vado io mi scartano proprio perché non sono di colore né dell'est e potrei mettere a disagio chi si presenta per parlare con i suoi cari? mah.
Sull'onda dell'emozione per alcuni recenti fatti di cronaca, fra i quali cito quello che mi ha più colpita: un senegalese picchiato a sangue (forse non solo per aver guardato una ragazza bianca, ma poco importa il motivo); e per la lettura di un resoconto su Repubblica on line di come vengono trattate le persone nei centri di detenzione; nel ritrovarvi, Gentle Readers 'n Bloggers, ho voluto parlarvi di questo. Anche se è agosto...proprio perché anche agosto, come direbbe Orwell, è un po' più agosto per alcuni di noi; può diventare un incubo per gli altri.
Io, che credo nell'intelletto umano (come potrei altrimenti?), penso che libri come quello del'immagine possano aiutarci a maturare nell'atteggiamento, a fermare il razzismo strisciante che ci insidia tutti; a combatterlo nella vita quotidiana, anche nei piccoli gesti, anche solo nello sguardo che rivolgiamo a qualcuno di "diverso"; uninvited possiamo diventarlo tutti, è questione anche di fortuna e non sempre si può essere al posto giusto, nel momento giusto.
Ben ritrovati Friends.
