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sabato 4 dicembre 2010

GLI INTRADUCIBILI (?) - SELF-CONSCIOUSNESS

Gentle Bloggers 'n Readers! Questo intraducibile è un po' difficile da spiegare. Intanto è quel che si definisce, in linguistica, un "falso amico", cioè un termine la cui traduzione solo apparentemente è evidente; infatti il suo primo significato NON è "auto-coscienza" o "coscienza di sé". E' un vocabolo che si riferisce, piuttosto, alla consapevolezza del proprio corpo o, comunque, di come si appare agli altri.

Self-conscious viene a volte tradotto con "impacciato"; invero, però, l'essere impacciati è solo la naturale conseguenza della "self-consciousness" che deriva, potremmo anche dire, dal "sentirsi osservati".

Ti senti self-conscious quando, ragazzino/a, sei "costretto" a ballare; gli altri ballano e si divertono, mentre tu "ti vedi" ballare, ed ogni gesto ti pesa perché pensi a come gli altri ti giudicheranno. Si sente self -conscious la neo-mamma che cambia il figlio sotto gli occhi severi e giudicanti della suocera; o la neo-mamma affidataria, che si occupa del piccolo sotto lo sguardo aguzzo dell'assistente sociale (esperienza vissuta da un'amica della sottoscritta lol). Naturalmente chi è smug è il naturale antagonista della persona "self-conscious", e con la sua sola presenza, ne accresce mostruosamente il disagio (sto esagerando con gli intraducibili? scusate, ma questa cosa è troppo vera lol).

Può sentirsi self-conscious perfino una mamma che allatta, come in questo bel post di Alberto Cane, se si sente osservata e "giudicata" dall'ambiente circostante (la mamma citata da Alberto è, invece, felicemente unselfconscious, cioè spontanea).
Anche i super-belli, uomini e donne, possono essere "self-conscious": avete presenti sorriso e portamento studiati, sguardo altero/condiscendente...


Spesso chi pensa molto - troppo - finisce per essere self-conscious. Si guarda vivere.

Il contrario di "self-consciousness" è disinvoltura, naturalezza, spontaneità.

Qualità che noialtri, self-conscious people, non finiremo mai di invidiare lol.

domenica 22 agosto 2010

BIGHELLONARE








Dal toscano "andarsene in giro oziosamente, senza uno scopo né una meta precisa." Nella sua connotazione più negativa: perdere tempo, oziare ("Smettila di bighellonare!"diceva una mia parente; ovviamente non rivolgendosi a me lol). Qui mi piace ricordarne il senso positivo, ben traducibile con il francese flaner" - con ^ sulla a, ma non riesco ad inserirlo, mannaggia la tastiera nuova. Ehm scusate. Dicevo che per qualche giorno non frequenterò la rete.

Mi mancherete, ma torno presto.

PS: "bighellonare", in italiano proprio, è caduto in disuso (anche se il dizionario lo riporta come parola italiana); attendo da voi, con curiosità, le espressioni dialettali più o meno equivalenti (ad esempio: i torinesi a volte bighellonano, o da loro non esiste il concetto lol??). Tra queste NON si annovera "fare lo struscio", che come si sa, ha uno scopo ben preciso lol.

P.P.S.: non serve precisare che è proprio bighellonando che si fanno le scoperte più belle, forse anche nella Rete.

venerdì 6 agosto 2010

UN INTRADUCIBILE E UN CONCORSO


L'intraducibile di oggi è noto a tutti: kitsch, dall'etimologia incerta - forse da una parola di dialetto tedesco che significava "ingannare l'acquirente" (di oggetti d'arte: perché in vetrina gli si mostrava l'originale, per poi appioppargli un falso) - secondo lo Zanichelli, "oggetto o azione di cattivo gusto, più o meno intenzionale".

A me, forse anche perché non sono cattolica, sembra molto kitsch l'idea dei "santini" in vendita. Lo dico senza alcun intento offensivo; infatti quel che il dizionario non dice è che nel kitsch spesso c'è un elemento di tenerezza, magari perché si tratta di un veccchio ricordo, o semplicemente...perché è kitsch.

Intanto io, i santini, me li sono comprati e non mi dispiace averli lì. Ecco il lato kitsch di Titania... e il vostro Gentle Readers 'n Bloggers?

CONCORSO ESTIVO: QUAL E' IL TUO OGGETTO O AZIONE PIU' KITSCH DEL KITSCH DEL KITSCH?

Suvvia,non siate timidi...

In palio un premio, naturalmente un po' kitsch.

Per altri approfondimenti e dovizia di esempi su questa parola (e sulle parole in generale) consiglio un bel sito, in lingua inglese, che ho scoperto da poco.

lunedì 12 luglio 2010

Gli intraducibili(?) : smug



L'espressione della foto è proprio quella; ma questa parola ha anche un significato più sottile.

"Smug", da una parola scandinava che significava "ordinato", è la persona compiaciuta di sé, che si sente superiore perché educa meglio i figli/lavora meglio/cura di più il suo blog...smug si nasce: avete presente l'odioso compagno che dice: "Ma come , studi adesso che manca mezz'ora all'interrogazione?! non hai fatto i compiti ieri prima di uscire a giocare?". Smug è chi si compiace di vederti sbagliare, e/o chi si sente in qualche modo più meritevole di te.

Il concetto di smugness è stato illustrato mirabilmente da South Park, cartoon tra parentesi adorato in questa casa anti-smug: quando tutti gli abitanti del villaggio si muniscono di auto a basso consumo, sulla cittadina si abbatte a cloud of smugness, ben tradotto con "una nube di auto-compiacimento"; in sottofondo si sente la voce originale di George Clooney che afferma di avere acquistato un'auto ecologica, e una voce femminile che dice "L'uomo più sexy del mondo..."; come a dire: sono sexy, e pure politicamente corretto..chi è meglio di me?

Chi sono le madri e i padri di tutti gli smug? Secondo me, coloro che sono passati dalla trasgressione al conformismo, e vogliono farla pagare a tutti..tipicamente alcuni (dico solo alcuni!!) ex fumatori, insoportabili nel loro moralismo ("è una questione di autocontrollo, smug-smug")... Allora per me il libro anti-smug per eccellenza potrebbe essere l'anti-manuale E' facile ricominciare a fumare se sai come farlo, di Giacomo Papi (edito da Einaudi Stile Libero). Certo che fumare è pericoloso, dice l'autore; certo che bisognerebbe smettere; ma anche tediare gli altri con quanto si è virtuosi può diventare un vizio.

Per il video smug alert da South Park il link è: http://www.southparkstudios.com/clips/155203/?searchterm=;
mi sembra, però, che in Italia non sia possibile visionarlo. Comunque, se cliccate smug alert su google-immagini, ne troverete alcune esemplificative, compresa una, molto riuscita, del povero Obama (che però secondo me non se lo merita. Suvvia, un attimo di smugness può capitare a tutti...noi blogger poi, ne siamo particolarmente soggetti lol).

Il contrario di smug è self-deprecating, di cui ad un altro post (forse).

sabato 20 marzo 2010

GLI INTRADUCIBILI (?) - EL DESCANSO.


Premetto che non sono un' "ispanista" come si dice, ma ho passato un po' di tempo in Argentina e questo termine mi ha sempre affascinata. Certo si può tradurre con "riposo", ma...el descanso secondo me è diverso, perché implica un ruolo, paradossalmente, attivo nel volersi riposare, per uscire volontariamente dalla condizione di chi è cansado, cioè stanco. Il quadro di Gil José Benlliure, intitolato El descanso en la marcha, esprime bene tutto ciò: per il descanso c'è chi sceglie di abbandonarsi al sonno, ma anche chi decide di mangiare, giocare a carte o scherzare con gli amici-commilitoni...o coltivare un blog lol.
Se vogliamo proprio tradurlo, in inglese però, possiamo ricorrere all'abusatissimo e mal-pronunciatissimo relax (visto che "rilassamento", in italiano, fa pensare ad altro).
Per me, el descanso arriva un po' con il blog e la rete; con la compagnia di chi mi scelgo io; con la lettura di romanzoni-fiume; con l'ozio totale; con l'assenza di impegni e, soprattutto, di orari.
Insomma, non è che sia tanto frequente, questo descanso.
E per voi, gentle Readers 'n Bloggers?

venerdì 8 gennaio 2010

GLI INTRADUCIBILI (?) - HOPELESS AND HELPLESS

Ben ritrovati Gentle Bloggers 'n Readers.

Quelli di stasera sembrano facili da tradurre: il suffisso less significa "meno", dunque hopeless, "senza speranza" o disperato, helpless, privato di aiuto.

Invece no, ah ah! o comunque non esattamente. L'inglese è così, riesce sempre a fregarti. Se non sulla pronuncia, sul significato; e se non sul significato, allora sulla grammatica (perché è un'eccezione introdotta, magari, dai Vichinghi).
Beh scusate la divagazione e il tono faceto. Veniamo a noi.

Hopeless si usa per significare: negato. Per esempio, si può dire "I'm hopeless at maths/diplomacy/cooking etc", intendendo che si è negati per quella cosa. "You're hopeless!" detto in tono tra l'esasperato e l'affettuoso, significa "per te non c'è speranza"; generalmente si riferisce comunque alla capacità di fare qualcosa (specialmente di pratico), non certo comunque alla "speranza" intesa come virtù cristiana o comunque morale.
Per intenderci, uno può essere full of hope, ma hopeless; nel senso che magari spera, ad esempio, di dipingere benissimo, ma in realtà non è affatto dotato per quest'attività (o per la vita in generale).

Helpless ha un significato molto affine; lo potremmo tradurre, in modo molto approssimativo, come "inaiutabile".
Charles Lamb, nel suo Essays of Elia cita un maestro di scuola che, pur lodando la moglie per come negli anni era diventata una compagna preziosamente pratica, laboriosa e capace, esclamava alla fine "but I have lost my gentle, helpless Anna!" (e qui il corsivo è dello stesso Lamb); quell'uomo rimpiangeva cioè i tempi in cui la moglie, poi cambiata per amor suo, era impacciata e poco pratica. Nulla di anti-femminista secondo me, solo una nota tenera in questo scrittore ottocentesco. Le esigenze della vita avevano reso quella Anna metodica, magari anche un po' noiosa; forse il suo compagno era l'unico testimone rimasto di come lei era davvero, dentro. Voi cosa ne pensate?

sabato 7 novembre 2009

GLI INTRADUCIBILI (?) E UN FILM







(Above: Colin Firth in three of his utmost facial expressions).



L'espressione "intraducibile" che voglio proporvi è tongue in cheek, cioè letteralmente, "lingua appoggiata all'interno della guancia". Provate a farlo e guardatevi allo specchio: avrete assunto un'espressione un po' cinica, di chi fa le cose " a tavolino", ma non ci crede troppo. Ad esempio, si può scrivere un romanzo "tongue in cheek": anche se, mi dicono, i veri best-seller sono scritti credendoci.

Il film, come avrete intuito lol, è Genova di Michael Winterbottom. Acclamato in Inghilterra, lo attendevo qui con impazienza. E' stata una delusione, non tanto per le immagini stereotipate di Genova (che mi aspettavo), quanto per i cliché anche nei personaggi: la studentessa italiana (anzi, meridionale) procace e intraprendente, il fidanzato italiano inaffidabile, gli operai italiani che corteggiano e quasi insidiano le ragazze...negli anni cinquanta forse, ora lo sanno tutti che sono troppo depressi...Conoscendo un po' la mentalità e i preconcetti di certo mondo anglosassone sulle madri italiane, ci metterei anche l'affascinante ed ambigua figura della mamma-fantasma (italiana anche lei): così possessiva nel suo amore per la figlia piccola, che quasi quasi è tentata di portarsela nell'aldilà.

Colin Firth più inespressivo del previsto, nella parte del vedovo triste, del padre amorevole e ansioso, dell'uomo corteggiato e incuriosito, del professore appassionato dal suo lavoro, dell'amico: sempre uguale lol.
Mi è piaciuta di più Willa Holland nella parte della figlia grande, che reagisce al dolore cercando di stordirsi; ma anche di ritrovare la sua parte bambina, nel ripetere quel gesto di coprirsi gli occhi con le mani, seduta dietro in moto, per indovinare le auto che passano.
Finale brusco, sconcertante, con le bambine che iniziano la scuola in Italia: forse ad indicare un ritorno alla normalità, ma non mi è sembrato affatto chiaro.

Tornando a tongue in cheek, la mia impressione è che il film sia stato fatto così: magari era da tempo che Winterbottom voleva girare un film su Genova, ma lo ha realizzato più per mostrarne gli aspetti secondo lui significativi (quindi con la testa), che con il cuore.

Però mentre ne scrivo...sapete che vi dico gentle readers...il film non è poi così brutto, e alla fine si fa ricordare.

Se non siete di Genova e volete venirci sappiate che la cosa più vera del film, comunque, è il traffico infernale e diabolico di Piazza Cavour.

venerdì 21 agosto 2009

GLI INTRADUCIBILI(?) - FIB

In questa, strana, parolina vedo la quintessenza dello spirito britannico, nel bene e nel male: un certo formalismo che può sfociare in ipocrisia, certo; ma che significa anche cortesia, rispetto dell'altro, l'essere, appunto, gentle. Fib sta, infatti, ad indicare una piccola bugia gentile, detta generalmente a fin di bene. Esempio: " Come mi sta questo cappotto che ho appena pagato tantissimo e non posso riportare indietro?" chiede l'amica. "Ma bene, dai sì, ti sta bene!" risponde l'amica caritatevole, sperando che il prmo sguardo sgomento non l'abbia tradita. La fib può servire a non ferire: se vuoi venire a cena da me ma non ti inviterò mai, perché mi sei antipatico, ti dirò che noi ceniamo quasi sempre fuori. "Frottola" è la traduzione che si avvicina meglio, per il senso di leggerezza; però in italiano ci vedo anche una connotazione morale (del tipo "Non raccontare frottole!"), mentre fib, generalmente, nel linguaggio corrente non ne ha; sono percepiti come un po' più negativi il verbo, to fib, e il nome, fibber (chi usa spesso le fibs); forse perché altra caratteristica della fib dovrebbe essere la sua casualità, l'essere usata solo se necessaria e, comunque, mai per il proprio interesse.

Cercando fib in rete ho scoperto un bellissimo blog: gottabook.blogspot.com che intendo linkare al più presto. Inizialmente avevo pensato che l'autore del blog facesse l'elogio della fib intesa come piccola bugia; si tratta invece di una curiosa forma di componimento poetico, detta "sequenza di Fibonacci", di cui almeno io non sapevo nulla. Molto graziosa però, ve la consiglio (e sono sincera lol).

Un'ultima cosa in difesa della fib: l'origine di questa parola non è nota, ma il CHAMBER'S Dictionary ipotizza "fable"; favola insomma.

giovedì 16 luglio 2009

GLI INTRADUCIBILI - ?: EAT YOUR HEART OUT, FERNANDA! (PIVANO)





Questo un po' è traducibile: eat your heart out significa, letteralmente, "mangiati il cuore" (fino a non averne più: out), sottinteso per l'invidia (oppure, in senso figurato, "mangia fino a non poterne più": ma questo significato mi interessa meno). Roditi il fegato, potremmo tradurlo con buona approssimazione. Ma l'espressione italiana fa pensare ad una rabbia anche legittima, a preoccupazioni serie di chi si trova in una posizione di debolezza: "Si rode il fegato per le difficoltà economiche/per il lavoro del figlio" ecc., o anche per l'invidia. "Rodendosi il fegato" si possono davvero avere problemi di salute, mentre è improbabile che uno, per quanto invidioso, si divori il cuore da solo (almeno...credo).

Eat your heart out entra a far parte degli "intraducibili" nel suo uso più scherzoso, seguito cioè dal nome di qualcuno per indicare che si è fatta e/o ottenuta una cosa molto meglio di quanto avrebbe fatto l'altra persona, che pure eccelle in quel campo. E' molto usato, ironicamente, nel mondo dello spettacolo: così la mitica Goldie Hawn dopo uno dei suoi balletti: "eat your heart out, Liza Minnelli !" o dopo aver cantato "Bye-bye baby": Eat your heart out, Marilyn! Avrete capito che quando la si usa, di solito, il confronto è impari e a chi lancia la sfida verbale dell' eat your heart out non resta, in realtà, che l'ironia - che non è poco, comunque.
)
Aggiungo una postilla oggi, 20 agosto 2009; non perché Fernanda Pivano è morta ieri, ma perché la sua morte mi ha dato occasione di parlarne con una Gentle Reader, la quale mi segnala che questo "intraducibile" non è affatto chiaro. Dunque: "eat your heart out" si usa per confrontarsi, in modo scherzoso, con una sorta di mito, quando il confronto in realtà è impari. Io qui, nelle vesti di traduttrice, mi rivolgevo dunque a lei. Infatti Fernanda Pivano, per me, è (e lascio volutamente il tempo presente) un mito della traduzione; al di là del fatto che la sua "versione" di Hemingway sia stata (mi dicono) superata da altre più attuali, più efficaci, più fighe (scusate volevo dire più cool), lei per me resta il prototipo del traduttore, anche per il suo desiderio di entrare in quel mondo che traduceva, vivendolo in prima persona prima ancora di interpretarlo.
Per dare un altro esempio, un/una blogger con una decina di lettori (tra cui magari sua mamma e suo fratello, non il/la compagno/a che si rifiuta), potrebbe dire: Eat your heart out, Beppe Grillo.

giovedì 18 giugno 2009

GLI INTRADUCIBILI - ? Parte Seconda: MURI PIEMONTESI

Questo "intraducibile" mi è stato regalato da un amico piemontese al quale ho parlato di drive up the wall, di cui al post precedente; gli è venuto in mente per analogia, anche se il significato è diverso.

In piemontese si dice:
rascia- mueraje*

per indicare una persona così ubriaca che cammina rasente al muro, aggrappandovisi, praticamente, per non cadere. "Raschiandolo", praticamente, con le mani.
Pare che in una località chiamata Cisterna ci sia un ristorante con questo nome, che allude proprio a quello.

Non conosco assolutamente il piemontese, ma questo rascia-mueraje così evocativo di un'ubriachezza allegra, un po' da macchietta, entra a pieno titolo nel novero degli intraducibili.

* ci vorrebbe la "u" con la dieresi, ma la mia tastiera si rifiuta di seguire il filo di tutti questi ragionamenti linguistici - per ora.

GLI INTRADUCIBILI - ? Parte Prima: MURI INGLESI

Oggi vi propongo come "intraducibile" un idiom, un modo di dire che viene usato in inglese per indicare una persona, o una situazione, esasperante:

he/she/ it drives me up the wall

La traduzione letterale sarebbe: mi spinge (drives) su per il muro. Ma la frase significa: mi esaspera a tal punto che mi arrampicherei sul muro (cosa di solito impossibile), in preda all'ira e/o per sfuggirgli e ritrovare la pace. Si può riferire anche ad un atteggiamento o un suono: ad esempio, nel caso della musica che sta ascoltando mio figlio a tutto volume, diremmo: this music is driving me up the wall.

Il nuovo Ragazzini traduce: mi fa impazzire.
Forse, azzardo, la persona "latina" in caso di situazione davvero esasperante si limita ad impazzire; così, in un certo senso, non ci pensa più. Gli anglosassoni, come già dicevo molto sensibili alle sfumature del linguaggio dei sentimenti (contrariamente a quel che vuole il luogo comune!), hanno trovato le parole per dirlo.

E appena detto, stai già un po' meglio.

Per questo amo le parole.

Comunque penso che il concetto espresso sia familiare a quasi tutti i miei, pur gentle, Readers and Bloggers; perciò se conoscete un altro modo per dirlo (magari in dialetto visto che i dialetti italiani sono così espressivi), fatemelo sapere, sarà un arricchimento per questo blog e per la vostra fedele blogger.

venerdì 5 giugno 2009

GLI INTRADUCIBILI - ?

Ho in mente questa nuova rubrica dal titolo provvisorio, spero che vi piacerà.
Vorrei proporvi alcuni termini che hanno, nella lingua in cui si usano, un significato talmente preciso, e così legato alla cultura di un paese ed al modo di intendere e studiare la realtà, da risultare - appunto - praticamente intraducibili.


Le parole che ho in mente per ora sono tutte inglesi, ma non è detto che si tratti di una regola.

Vero è che l'inglese secondo me è una lingua ricchissima, pronta sempre ad accogliere nuove forme e sfumature per spiegare anche i sentimenti più reconditi; parlo dell'inglese vero non di quello "bastardo" che noi e dico NOI insegnanti propiniamo (spesso per pigrizia) ai ragazzi a scuola.

Vorrei iniziare dal termine
needy. Certo deriva da need, bisogno e sta, quindi, ad indicare appunto una persona "bisognosa".
Ma col tempo ha preso un'accezione precisa, di tipo psicologico; questo aggettivo riassume in sé gli aspetti di una persona "bisognosa" di affetto, rassicurazioni continue, coccole. Non solo: la parola inglese riassume (
sums up) una serie di comportamenti, non necessariamente o sempre equilibrati, derivanti appunto da questa neediness. Se io dico "He left her because she was too needy" il mio interlocutore anglofono comprenderà immediatamente e visualizzerà una donna che telefona troppe volte, che chiede in continuazione se l'altro la ama e se la ama davvero e a cosa sta pensando...esempio che, mi affretto a sottolineare, poteva essere anche al contrario (dalle mie ricerche, naturalmente in Rete!, la neediness sembra affliggere maggiormente l'uomo americano, ma preferisco non approfondire questo aspetto lol).

Ecco: la parola
needy fa parte di un gruppo di vocaboli ed espressioni che, secondo me, debbono essere citate nell'originale; non certo per snobismo, ma proprio perché non esiste in italiano una traduzione che sia davvero equivalente.

Certo, mi sono posta il problema che non si tratti di mia imperizia nel tradurre..o anche del fatto che sono più abituata ad incontrare quel termine in una lingua che nell'altra. Su questo mi piacerebbe un vostro
feed-back (tanto per restare in tema lol); e se ne avete voglia, un contributo su termini che per motivi analoghi, voi considerate intraducibili: in italiano, in arabo, in dialetto...purché siano parole ed esprimano una "cosa" che, secondo voi, si può dire solo così.