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martedì 8 dicembre 2009

CI VORREBBE UN SONETTO

Il sonetto, come suggerisce la parola stessa, è un tipo di componimento poetico leggiadro, ritmato e adatto quindi anche ad essere musicato. Famosissimo, e messo appunto in musica anche da Liszt, quello di Petrarca sull'amore disperato:

CXXXIV - Pace non trovo e non ho da far guerra

Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.
Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m'ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio.
Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.

Lui forse non troverà pace, ma che armonia, che ordine in questi versi! il sonetto è così. Non so se scriverlo riporti all'equilibrio interiore; ascoltarlo, o leggerlo ascoltandolo per sosì dire con la mente, sicuramente sì.

Poi ci sono quelli di Shakespeare. Ne ho sentito leggere alcuni, recentemente, a Genova (sempre al Teatro della Tosse - giuro che non sono parente del direttore lol). Lo spettacolo si intitolava Love is my Sin, dal primo verso del sonetto 142. Ho avuto la fortuna di ascoltarli accanto a qualcuno che li ha amati davvero, e così mi sono avvicinata a questa parte delle opere del mio drammaturgo preferito di cui, lo ammetto, avevo studiato a fondo solo le opere teatrali.

Sono musicali; bellissimi e densi di significato.
Ve ne propongo uno che mi pare venisse citato anche nel film "Genova". E' il numero II:

When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty's field,
Thy youth's proud livery, so gaz'd on now,
Will be a tatter'd weed, of small worth held:
Then being ask'd where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days,
To say, within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserv'd thy beauty's use,
If thou couldst answer, 'This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse,'
Proving his beauty by succession thine!
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel'st it
cold.

Il tema, deliziosamente semplice, è quello della maternità come compensazione alla vecchiaia della donna. Il poeta riprende infatti il tema classico della bellezza che svanisce, la rosa che appassisce...ma con grande originalità (beh in fondo è Shakespeare lol), lo sviluppa per così dire "al contrario", affermando qui che un figlio, il cui sangue scorre caldo nelle vene, potrà compensare il sangue ormai "freddo" della bella invecchiata, rispecchiando al contempo la sua antica bellezza.
Questo tema è ulteriormente sviluppato in altri sonetti, ad esempio il 141, dove il poeta dichiara che anche se vede benissimo i difetti - non solo fisici - dell'amata, è il suo cuore che gli comanda di amarla a dispetto dei sensi e del buon senso. Dichiarazione d'amore stupenda, e detta con quell'apparente leggerezza (governata in realtà dal massimo rigore metrico) che è propria del sonetto. Un po' come la musica di Mozart: lieve ma precisa.

Esprimere il disordine dell'emozione attraverso una forma di arte ordinata o, comunque, armoniosa...e all'inverso, comunicare il rigore di un ragionamento toccando le emozioni di chi sente...è la prerogativa di artisti e poeti. Speriamo che continuino a nascere.

sabato 14 novembre 2009

EMOZIONI VERE A TEATRO

All'ultimo minuto, sono riuscita a vedere lo spettacolo "2984" al teatro dela Tosse, a Genova, con Marina Remi nella parte di Giulia.

Amo Orwell che volli anche ad introduzione di questo mio blog, ed ero un po' prevenuta nei confronti della rappresentazione teatrale di un libro così intenso e linguisticamente complesso (trovai infatti, a suo tempo, piuttosto brutto il film). In effetti ci andavo soprattutto per vedere recitare Marina Remi, che seguo da anni e considero un po' un'amica, anche se non la conosco (ancora lol) personalmente.
Ma fin dall'inizio, sono stata avvolta da un'atmosfera autenticamente orwelliana ed ho provato emozioni vere: l'ansia della separazione "forzata" dal mio compagno (gli uomini da una parte, le donne dall'altra ripeteva meccanicamente una voce femminile dal monitor); l'indignazione interiore per i "due minuti d'odio" contro Goldstein (l'unico che cerca di mettere sull'avviso contro Big Brother); un certo senso di umiliazione nel dover indossare la tuta sopra i vestiti, l'affascinato orrore nel contemplare gli schermi che ripetevano sempre la stessa cosa...Lo spirito del libro è stato colto a meraviglia; le citazioni sono quelle giuste; il "FIL" (indice di felicità che, secondo la T.V. di Big Brother, sarebbe in costante aumento) un adattamento geniale. E quando sullo schermo compariva la scritta: "ALZATEVI!" ci alzavamo davvero tutti (quasi tutti), dapprima forse per "stare al gioco" del teatro interattivo, ma poi...storditi dalle ripetizioni ossessive del teleschermo...per un inquietante riflesso. Marina Remi una Giulia vera, sensuale "ma" elegante, lieve ma decisa, ironica ma appassionata.

Sia il romanzo, che questa sua geniale trasposizione, mi hanno sempre lasciata con una sensazione curiosa: è amaro, sì. Finisce male, certo: i due amanti si tradiscono e finiscono per negare il loro amore. Finisce, anzi, malissimo: nell'ultima frase del libro, Winston dichiara di amare ormai davvero il Grande Fratello. Eppure...sarò idealista e sentimentale. Quello che mi resta nel cuore, dopo aver letto e visto, è la storia d'amore tra Giulia e Winston; è la ribellione interiore di Winston, la libertà del suo intelletto. Penso che Orwell avesse scritto quel finale, ma non lo amasse.

Quanto a quelli, esseri umani come noi, che hanno pensato bene di prendere il nome "Big Brother" per farne il titolo di un ignobile format...ecco, di solito non sono violenta, ma un saltino nella stanza 101 (dove la tortura consiste in ciò che è peggio per ciascuno di noi) forse glielo farei fare. Perché loro sono tra quelli che, un giorno, potrebbero fare avverare le profezie paurose di Orwell. A cominciare dal digitale terrestre obbligatorio per tutti lol.

Ovazioni, riconoscenza e amore, invece, per il Teatro della Tosse e i suoi attori: con il loro lavoro e la loro arte allontanano quel giorno.