martedì 1 maggio 2012

PRIMO MAGGIO: MUGHETTO PER TUTTI

Oggi è il primo maggio, festa di tutti i lavoratori. Giusto che, almeno quest'unico giorno all'anno, nessuno lavori e nessuno compri. La spesa si può fare doppia domani lol (mi riferisco alla questione di Carrefour che vuol tenere aperto; la CGIL, secondo me giustamente, sciopera per questo.)

Poi in Francia il primo maggio si offre il mughetto (di solito a chi si ama, ma anche così, per simpatia). Simbolo primarevile e di felicità, naturellement.

Allora eccovi del mughetto da parte mia. Viva la festa del lavoro. Viva il rispetto dei diritti dei lavoratori.



domenica 29 aprile 2012

VAN GOGH, GAUGUIN E...GOLDIN

Durante le vacanze di Natale ho visitato la mostra di Van Gogh e Gauguin, a Palazzo Ducale, qui a Genova. Diversamente dal solito, la mostra era organizzata da una società chiamata "Linea d'ombra", anziché dallo stesso Palazo Ducale. Si notava la differenza: personale del guardaroba leggermente indisponente (molte persone erano irritate, non sono io l'unica permalosa lol); celeberrimo quadro di Gauguin (Qui sommes-nous?) male illuminato; ma soprattutto...troppa gente fatta entrare allo stesso tempo, e poi, TROPPE SCRITTE! con tutto il rispetto, non mi interessa leggere le eluciubrazioni di un pur esperto critico di nome Goldin, voglio vedere i quadri, si tratta di un'occasione unica! e la cosa più sorprendentre è che molte persone, con Van Gogh lì davanti a loro, si soffermavano a leggere i pannelli...che, tra l'altro, erano solo in italiano. Niente inglese (forse i traduttori si sono arresi di fronte alla "fumosità" di alcuni testi); neppure l'originale francese delle lettere di Van Gogh, copiosamente citate (e questa è l'unica cosa bella).

Avrei preferito una maggiore semplicità, magari anche meno quadri "minori", ma con una maggiore valorizzazione dei quadri stessi.

Visto, però, che sicuramente anche voi preferite vedere Van Gogh alle mie elucubrazioni, ecco uno dei miei quadri preferiti:







...e poi ecco uno dei più bei passi delle lettere di Van Gogh, su arte e libertà:

Mais dans le chemin où je suis, je dois continuer -si je ne fais rien, si je n’étudie pas, si je ne cherche plus alors je suis perdu. Alors, malheur à moi. ( ?) Un oiseau en cage au printemps sait fortement bien qu’il y a quelque chose à quoi il serait bon, il sent fortement bien qu’il y a quelque chose à faire, mais il ne peut pas le faire, qu’est-ce que c’est ? Il ne se le rappelle pas bien : puis il a des idées vagues et se dit : les autres font leurs nids et font leurs petits et élèvent leur couvée, puis il se cogne le crâne contre les barreaux de la cage. Et puis la cage reste là et l’oiseau est fou de douleur. (...) Tout cela est-ce imaginaire, fantaisie ? Je ne le pense pas ; et puis on se demande : mon dieu, est-ce pour longtemps, est-ce pour toujours, est-ce pour l’éternité ?

           Van Gogh scrive al fratello Théo paragonando i sentimenti dell'artista, la cui vita "pratica" è apparentemente fallimentare, a quelli di un uccello in gabbia, che intuisce che i suoi simili hannno una vita migliore e sbatte la testa contro le sbarre della gabbia; sa che si perde qualcosa, ma non sa bene che cosa...e si domanda se sia per sempre.
Bellissime le sue parole, mi scuso per questa frettolosa parafrasi che non rende loro giustizia.
Ciao a tutti, tornerò il primo maggio.

lunedì 2 gennaio 2012

CONCORSO PER FUGGIRE (MA SI "TRAFUGANO" SOLO I LIBRI)


Concorso a Roma, per insegnare all'estero.

Le domande per l'"accertamento linguisico" sono quasi offensivamente facili per chi aveva studiato molto o per chi pensava che, per insegnare e/o avere un ruolo culturale all'estero, ci volessero una certa cultura (generale e sul paese in cui si va) e delle conoscenze linguistiche superiori a quelle indispensabili per la sopravvivenza.

C'è però una difficoltà, che consiste nel dover scartabellare, in soli tre quarti d'ora per quaranta quesiti, un librone "("Stupido librone" lo definirebbe Charlie Brown) cercando i quesiti in ordine sparso; ad es., 1341 e poi 3, che ovviamente si trova molte pagine prima.

Potete leggere qui dello scandalo-concorso...per ogni prova, anche dopo la prima "di rodaggio", due ore e mezza di attesa. Pochi WC, niente cibo, niente scuse per il ritardo e l'attesa. Funzionari che si circondano di polizia e guardie del corpo (giuro, è vero) guardandoci sgomenti, come se non avessero ricevuto le iscrizioni (38.000), come se si fossero aspettati solo tre o quattro persone.

Come esercizio stilistico, per compensare la banalità dei quesiti a cui ho risposto (dove comunque il poco tempo e le pessime condizioni non ci hanno permesso di dare il meglio!), mi piace proporre anche a voi una piccola prova.

Ecco, un quiz sulo stile dei nostri "quesiti" a scelta multipla:

La ditta FORMEZ, a cui è stata ffidata l'organizzazione del tutto, è una ditta

  1. di provata onestà ed efficienza
  2. raccomandata da Brunetta perché il proprietario è amico della moglie
  3. produttrice di Nutella

L'atteggiamento del funzionario medio a Roma, in occasione di questi "concorsoni", nei confronti di tutti i candidati é

  1. di sottile arroganza e simpatia
  2. di sottile arroganza ed odiosa supponenza
  3. di amore e fanatismo religioso.

Come vedete, gentle readers, non è difficile selezionare la risposta giusta.

mercoledì 28 dicembre 2011

VENA SENTIMENTALE DI FINE ANNO

Ora che ho un po' più di tempo, voglio fare bene gli Auguri ai miei amici di blog, tutti. Per esempio:

Artemisia, che io vedo come una blogger tipicamente toscana, "tosta" ma, a modo suo, dolce.
Adriano Maini, curioso della vita e della cultura in tutti i suoi aspetti.
Rockpoeta, davvero poeta e davvero rock, malinconico viveur, talvolta allegro e terrestre, sempre impegnato nel sociale.
Alberto, con il suo sguardo acuto ma gentile.
Sabatino, poeta dell'immagine.
Franco Zaio, primo mio commentatore! rocker, lettore, blogger, spirito libero e family man.
Lupo Selvatico, che così si dichiara ma ai miei occhi è sensibile e aperto agli altri, lettore onnivoro, uomo politico e uomo sociale.
Enrica Galassi, sempre pronta ad accogliere nuovi punti di vista, lettrice attenta, è vissuta in Francia e la pensiamo allo stesso modo su tante cose...
Riccardo Uccheddu, scrittore ed entusiasta dell'arte e della vita...

...cosi' vi vedo amici "virtuali", non so se siete davvero così.

Poi auguri agli amici "non di blog": quelli che non sanno del blog, quelli che lo sanno ma non lo leggono, quelli che fingono solo di non leggerlo, quelli che lo leggono e sono perplessi ma mi vogliono bene lo stesso e per sempre...

Tu, ..., nata Grande Madre Terra, non hai avuto figli ma spargi amore a piene mani e accudisci l'anima dei tuoi amici;
Tu, ..., sei un artista ma lavori con gli ottusi, alterni la sensazione di essere "un drago" a quella di non valere nulla;
Tu, ..., spinosa ma dolce, litighi con tutti ma poi vorresti affetto;
Tu, ..., permaloso, serio, fragile in fondo.
Tu, che parli tanto perché sei un po' sola; mentre mi racconti prolissa io vedo scorrere le vite che non hai avuto, il marito! i figli! la brillante carriera! la casa perfetta! la tua vita invece è solo questa, ma l'amicizia c'è.
E tu, amica rimasta sola troppo presto, come vorrei aiutarti e che fosse facile come da ragazze...

Anche a voi dico lo stesso: vi vedo o vi immagino così, scusatemi se non ci ho azzeccato.

Tanti auguri, amici. Voglio augurarvi:
amore sfrenato
molta ironia
pace interiore, senza dover aspettare l'altra vita
passione nel lavoro e precisione a casa (o era il contrario?)
soldi a sufficienza per prendere un taxi quando volete, anche a Genova dove sono carissimi lol
precisione nella grammatica, propria e altrui naturalmente
giustizia sociale o, almeno, poter lottare per ottenerla
editori illuminati e munifici!
figlie e figli felici e colti, ricchi ma onesti
......
ho cercato di pensare un po' ai desideri di tutti voi; alcuni coincidono con i miei.

Ma il più importante è di continuare ad avervi come amici.

lunedì 26 dicembre 2011

E' FESTA MA...

...manca lo stesso il tempo per postare sigh.

Comunque, auguri a tutti voi, che non dimentico.

Licia

sabato 26 novembre 2011

GLI INTRADUCIBILI (?): CREEPY


Il primo significato è "che striscia (o si muove) lentamente"; ma a noi interessa il suo, diffusissimo, senso figurato, che il Ragazzini traduce con "che fa accapponare la pelle". Deriva dal verbo Creep, insinuarsi, avanzare a poco a poco e furtivamente. A Creep (sostantivo): familiare per "individuo disgustoso" (ma questo si allontana dal significato originale).

Creepy appartiene al linguaggio familiare e potremmo, in modo approssimativo, tradurlo con "da paura". Un tempo a "creepy film" o creepy story era una cosa tipicamente inglese; ora ci sono anche ragazzi e adulti italiani che li apprezzano.

Anche se a volte sono usati come sinonimi, "Creepy" sta a "Horror" come "(British) humour" sta a "comico": in entrambi i casi, il primo elemento è molto più sottile. Se "comico" vuole che tu rida ad alta voce e horror ti dice guarda che paura che ti faccio, humour si accontenta di far sorridere chi capisce, o al limite di sorridere anche da solo; e creepy ti inquieta, ma a volte non sapresti spiegare perché.

domenica 20 novembre 2011

QUEL CHE RESTA

Di tutti i motivi che mi hanno portata a trascurare il blog, il più serio è la mia partecipazione ad un seminario sulla shoah, che si è tenuto a Parigi presso il Mémorial de la Shoah.

Si è parlato di tante cose; gli studiosi della Shoah (che in ebraico significa "catastrofe") o olocausto, almeno in Francia, insistono sulla necessità del rigore storico e di evitare ogni sentimentalismo e banalizzazione dell'argomento.

Ma quello che vorrei condividere con voi è l'intervento più toccante: quello di
HENRI BORLANT, sopravvissuto al Campo di Auschwitz e autore dell'autobiografia Merci d'avoir survécur. Questa frase, che vuol dire "Grazie di essere sopravvissuto", gli fu scritta da un alunno di una delle scuole che visitò per testimoniare la sua esperienza. Trovo che nella sua semplicità dica tutto.

Henri Borlant aveva quindici anni quando era ad Auschwitz. Dei suoi accenni a quell'esperienza mi ha colpita la fame che lo perseguitava - un ragazzo di quell'età, costretto a mangiare pochissimo, non fa che sognare il cibo, e questa privazione non fa neppure notare le altre. Però...quando gli è stato chiesto come avesse fatto a dimenticare, a non suicidarsi dopo, a sopravvivere appunto, lui si è, in qualche modo, contraddetto, dicendo che aveva resistito grazie a due cose: il fatto di aver ritrovato, una volta fuggito, sua madre ancora viva; e la preghiera che lo confortava (preghiera anche proprio per la madre stessa) mentre era ancora prigioniero.

Per il resto quest'uomo ancora bello, elegante e ironico, preferisce parlare del "dopo" piuttosto che di quell'esperienza (ce n'est pas un sujet de conversation de salon, cioè non è argomento salottiero, dice con ironia). Lui vuole parlare di quel che resta di bello: della moglie tedesca ("L'ho sposata perché era carina, mica perché era tedesca!"), dei figli, del suo lavoro di medico, del libro appena scritto.

Oltre ad essere sopravvissuto fisicamente, ha manternuto lo spirito di quel ragazzo.

Di questo, con umiltà e senza l'aborrito sentimentalismo, anch'io vorrei ringraziarlo.