
L''illustrazione è tratta dal sito http://silver-phoenix17.deviantart.com/ e rappresenta il Castello di Hogwarts: un luogo dove gli studenti desiderano andare, sono anzi pronti a combattere per andarci; un luogo dove imparare è bello; dove la cultura è mistero da scoprire e il mistero è cultura da assimilare.
Va bene, sono una fan di Harry Potter, a ciascuno i suoi vizi no?
E poi non dimentichiamo che J.K. Rowling, prima, faceva l'insegnante; qualcosa ne saprà, e scommetto che anche se passava gran parte del suo tempo a sognare le avventure del maghetto, era un'ottima insegnante; anzi, forse lo era proprio per quello lol.
Ma dove voglio arrivare? Queste riflessioni me le ha suggerite un post di Alberto Cane ( dove si parla di cultura e dell' "analfabetismo di ritorno" dei giovani.
Secondo me, quello che manca oggi è soprattutto il concetto di gratuità della cultura; perché quando una cosa è fatta gratuitamente, cioè senza uno scopo pratico immediato, appassiona di più.
Ai miei tempi c'era la moda del "perito chimico": quanti intellettuali mancati, costretti dalle famiglie benintenzionate (a volte avide) a prendere quel maledetto diplomino! poi Genova fu "denuclearizzata", i diplomi da perito gettati nel cestino della carta straccia, e crebbe una generazione di impiegati frustrati e acidissimi (so che ne conoscerete anche voi, Gentle Bloggers 'n Readers). Anche la laurea in legge fece parecchie vittime tra potenziali letterati, sognatori, maestri (ed anche tra chi si sentiva tutt'e tre le cose insieme lol).
Del resto si sa che le grandi aziende cercano spesso, per gli impieghi più importanti, i laureati in filosofia...che cosa di più apparentemente inutile ai fini pratici? però i dirigenti sanno che il laureato in "filo" avrà una forma mentis, un'elasticità mentale, una disponibilità ad aggiornarsi e ad assimilare i contenuti nuovi che mano a mano si rendessero necessari, insostituibili.
Per un certo periodo insegnai in una scuola di Grenoble, in Francia; decisi, con entusiasmo, di frequentarne l'Università; seguivo i corsi con interesse ed impegno, solo non intendevo sostenere esami, anche perché stavo già preparando la mia tesi di laurea per l'università italiana.
Quando lo spiegai ad un professore questi si indignò: "ah lei è qui come una sorta di turista!" esclamò offeso.
Turista della cultura, perché no? io volevo imparare ciò che insegnava, certe sue lezioni su Balzac me le ricordo ancora; chissà se tutti i suoi studenti di allora, esami o no, possono dire altrettanto.
Il bello dell'imparare è proprio il farlo per passione, non sempre per una "ricompensa".
A scuola svolgo con cura la valutazione perché fa parte dei miei compiti; ma prediligo quei corsi extra-scolastici, dove non valuto i miei alunni, conversiamo soltanto in lingua, e ... sapete che c'è? imparano il triplo lol.
Allora ecco le tre "p" della scuola: Passione per l'apprendimento, Prove ed errori (gli errori ci vogliono), Percorso personale (perché apprendere è come un viaggio, e ognuno arriva con i suoi mezzi); sì mi rendo conto che come slogan non va molto bene; è proprio questo il punto, la cultura non ci sta a farsi rinchiudere in uno slogan (punto con la "p", ah ahl!). E aggiungerei: Perdita (apparente) di tempo.
Perché lo studio vuole spazio, vuole momenti vuoti, momenti di ozio anche, dai quali nasce poi l'idea, la voglia di studiare, magari un necessario senso di colpa.
In fin dei conti, è proprio per questo che mi piace il blog: non ha un fine pratico; è bello (dico per me curarlo; spero anche leggerlo lol) e basta.